Per la manutenzione delle strade servono 2,5 miliardi l’anno

Per la manutenzione delle strade servono 2,5 miliardi l’anno

Per la manutenzione straordinaria (messa in sicurezza e miglioramento) della rete stradale nazionale (26.436 km) servirebbero 2,5 miliardi di euro di investimenti effettivi all’anno (mappatura Anas). Il Piano 2016-2020 della società nazionale delle strade (23,5 miliardi di euro, di cui 16 disponibili), prevede manutenzioni per 1,04 miliardi di euro in media all’anno. La spesa effettiva ad oggi, seppure raddoppiata rispetto agli anni scorsi, è stata di 450 milioni di euro nel 2016, e salirà solo a 5-600 milioni nel 2017.

Insomma, detta brutalmente: l’Italia sta spendendo 450-500 milioni l’anno per la manutenzione straordinaria delle strade, mentre bisognerebbe spendere cinque volte tanto.

Il ritardo accumulato è pesantissmo. Nonostante il progressivo invecchiamento di infrastrutture costruite (come le case) in gran parte negli anni 60 e 70 del secolo scorso, nel periodo 2007-2013 l’Anas ha speso solo 180 milioni di euro all’anno per la manutenzione straordinaria (Ms).

Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, e il suo precedessore Maurizio Lupi, e il presidente Anas Gianni Armani, stanno affannosamente cercando di recuperare il tempo perduto, ma come si sa i tempi delle opere pubbliche sono lunghi e il ministero dell’Economia non aiuta, con il Contratto di programma 2016-2020 (autonomia finanziaria e nuovi finanziamenti per 12,6 miliardi) bloccato da sei mesi in infinite negoziazioni tecniche (si parla ora di un Cipe a maggio).

La spesa in manutenzione ha cominciato a risalire nel 2014 e 2015 (285 milioni all’anno), grazie ai due piani «Ponti, viadotti e gallerie» di Lupi, e poi con il Piano Anas 2015, che ha messo sulla Ms 520 milioni su 1.115 e ha fatto salire la spesa a 450 milioni nel 2016. Per quest’anno il piano industriale Anas prevedeva ri salire a 650 milioni e a 1,1 miliardi nel 2018, ma il ritardo nell’approvazione del Contratto 2016-20 sta frenando la “macchina”.

Nel Piano 2016-20 (23,1 miliardi) gli investimenti manutenzione straordinaria saranno pari a 5,2 miliardi, pià altri 5,3 per potenziamenti della rete esistente.

«In Italia si è investito pochissimo nella manutenzione delle infrastrutture negli ultimi decenni» sostiene Matteo Ignaccolo, presidente dell’Associazione italiani ingegneri del traffico. «Si preferisce tagliare nastri di nuove opere – conferma Rosario Fuoco, coordinatore Fit-Cisl – ma si deve dare atto a Delrio e Armani di aver avviato una importante svolta».

«Il problema in Italia – spiega Ignaccolo – è anche che il traffico merci è quasi tutto su gomma, per cui le strade, ma soprattutto ponti e viadotti, sono sottoposti a iper sollecitazioni che ne accelerano l’obsolescenza». «Nel caso di Fossano – commenta Massimo Mariani, consigliere nazionale Ordine degli Ingegneri – è difficile pensare che dopo 27 anni sia un problema costruttivo, altrimenti il ponte sarebbe crollato prima. Il punto è che negli anni le infrastrutture possono subire modifiche, usure e sollecitazioni non prevedibili. Bisogna sempre “mappare”».

«È proprio quello che sta facendo Anas», risponde a distanza Fulvio Soccodato, direttore Manutenzione Anas. «Ogni anno – spiega – grazie al personale sul territorio (i “cantonieri”, ndr) facciamo una mappatura del fabbisogno di manutenzione»: quali strade e cosa c’è da fare. «La mappatura 2016 – prosegue Soccodato – rileva un fabbisogno di 12,5 miliardi di euro in cinque anni. Ogni anno lo aggiorniamo, togliendo le opere fatte e aggiungendo altri fabbisogni rilevati. È molto importante il lavoro dei cantonieri, che saranno aumentati di 900 unità nei prossimi anni» (assunzioni sbloccate con il Milleproroghe 2017).

Circa gli 1,1 miliardi di spesa previsto dal 2018, rispetto a 2,5 miliardi l’anno della mappatura, Soccodato spiega che «la priorità viene data alle messe in sicurezza, per non far crollare i viadotti. Questi interventi sono finanziati. A restare indietro è semmai una quota dei “miglioramenti” e potenziamenti delle strade».

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